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tamente si ottiene un effetto moltiplicativo dell' ordine del milione. La pila permette
                                         un'analisi della purezza dell'uranio, uno studio accurato del reticolo uranio-grafite,
                                         tutto lavoro per fisici: un nuovo apparato da calibrare, misure da eseguire, nuovi
                                         metodi da sviluppare, limiti da esplorare, nuovi effetti da osservare, risultati
                                         da interpretare. Per un bel po' di tempo Fermi ha troppo da fare per occuparsi di
                                         comitati. Appena tre settimane dopo viene pubblicata la prima relazione
                                         sull'attività sperimentale messa in piedi da Fermi insieme ai gruppi di Herbert
                                         Anderson e Walter Zinn; seguono una serie di relazioni mensili sullo stato delle
                                         ricerche. Dopo tre mesi le potenzialità della pila sono state esplorate in lungo e in
                                         largo, ormai si sa come ricostruirla con una serie di miglioramenti: per la fine di
                                         maggio la pila di Chicago viene rimontata nel laboratorio di Argonne.
                                         Anderson ricorda bene lo stile di lavoro di Fermi: «Egli cominciava con sicurezza
                                         le sue ricerche nella giusta direzione; eliminando gli elementi marginali e indivi-
                                         duando subito quelli più importanti, riusciva a estrapolare l'essenza della questione
                                         [ ... ] il suo approccio alle cose era sempre il più semplice possibile, e non si
                                         impegnava mai in una costruzione più complessa o in misurazioni più precise di
                                         quanto non fosse strettamente necessario alla soluzione del problema che gli stava
                                         davanti». Del gruppo dei collaboratori di Fermi fa ormai parte, dalla primavera
                                         del I942, anche Leona Woods, che nell'estate del I943 sposa John Marshall, un
                                         membro dello stesso gruppo. Lei stessa racconta come fosse abitudine del gruppo
                                         andare ogni giorno, nel tardo pomeriggio, a fare una nuotata al lago Michigan.
                                         La domenica pomeriggio vanno tutti a fare un giro in bicicletta o passeggiano nei
                                         boschi. In queste occasioni Fermi ama molto dimostrare la sua grande resistenza
                                         fisica: la sua capacità di nuotare più lontano, di camminare più a lungo, di arrampi-
                                         carsi più in alto stancandosi meno degli altri. In genere ci riesce. Nello stesso modo
                                         gli piace vincere a "freccette", a "pulci" o a tennis, come generalmente accade.
                                         Queste qualità di allegria e mancanza di formalità proprie del carattere di Fermi
                                         facilitano il contatto tra lui e i membri giovani del laboratorio. È un compagno
                                         incredibilmente piacevole, raramente impaziente, generalmente calmo e vagamente
                                         divertito. Non si lancia spontaneamente in discorsi di politica e di economia, né di
                                         filosofia e letteratura, è difficile coinvolgerlo in questo tipo di conversazione.
       Enrico Fermi al Lago Michigan.
       Foto di Leona Marshall (per gentile    Nemmeno le arti visive costituiscono una particolare attrattiva per lui. Una volta,
       concessione di]. Marshall)        trascinato controvoglia ad una mostra di ritratti, passa tutto il tempo facendo
                                         statistiche sul rapporto tra lunghezza delle gambe e statura degli uomini del
                                         diciottesimo secolo. Nelle ore di relax parla di cose che lo divertono così come gli
                                         vengono in mente. Delinea le idee in modo qualitativo e brevemente, in modo
                                         che una volta afferrata l'immagine l'interlocutore provi il desiderio di approfondire
                                         l'argomento. Usa lo stesso metodo quando fa lezione, delineando con chiarezza
                                         i principi generali, senza dare i dettagli. In questo modo lo studente è attratto dalla
                                         sua visione ampia e al tempo stesso catturato dalla curiosità di capire più a fondo
                                         i problemi delineati. Sul lavoro Fermi è flessibile e aperto ai suggerimenti. Sostiene
                                         di avere meno esperienza tecnica rispetto agli sperimentatori ed è piuttosto lui
                                         ad assisterli nel preparare l'attrezzatura. Ma negli stadi successivi dell'esperimento
                                         è lui a guidare, per mettere a fuoco i criteri per l'individuazione delle quantità
                                         misurabili e dei risultati significativi. Fa una particolare impressione nell'analisi
                                         dei dati, come quando insiste che gli integrali si possono calcolare numericamente
                                         in un tempo inferiore a quello necessario per cercarli sulle tavole.



     168      L'opera scientifica di Enrico Fermi                                                     Luisa Bonofis
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